mercoledì, novembre 24, 2010

Oggi avrei potuto mordere.

Ma partiamo dal principio.
Tutto cominciò quando la mia capa si prese una settimana di ferie e decise di passarmi il comando.

Partono telefonate avvisando chi di dovere e, per ultima, un'e-mail interna all'ufficio in cui dà la notizia del temporaneo passaggio di consegne.

E arrivò l'ondata di odio.

Comunque, tralasciando sul lunedì da paura vera data l'enormità di notizie pericolose uscite nel weekend, mi ritrovo a dover gestire i tre soggettini seguenti, d'ora in avanti così chiamati:

#1 - la depressa. Arrivata 2 settimane prima di me, non riesce a trovare uno straccio d'uomo, parla biascicando e bisbigliando e vive di sola verdura al vapore scondita. Dopo il messaggio del boss si è anche trasformata in invidia allo stato puro.

#2 - voglia di lavorare. Degna della sua presenza l'azienda da quasi 9 anni, è convinta che il capo lì dentro dovrebbe essere lei perché è l'unica a sapere le cose. Detta anche la timbratrice più veloce del west: alle 17.59 è sempre davanti alla macchinetta aspettando che scatti il minuto.

#3 - la stagista. Sono le sue prime due settimane in questa gabbia di pazzi. Chissà cosa pensa. Però mi piace per adesso.

Ora, mentre la stagista segue le indicazioni e accetta le correzioni col sorriso sulle labbra, le altre due mi stanno rendendo la vita un inferno.
Dico solo che preferirei essere da sola con una super mole di lavoro da fare piuttosto che avere queste due che credono di farmi i dispetti.

Qualcuno per piacere potrebbe inculcare in quella loro testa bacata che se un lavoro non viene fatto la brutta figura la fa tutto l'ufficio e non solo io? Ah, va beh.

Comunque.
Ieri sera alle 5 mando un'e-mail alla depressa chiedendole di mettere in word 8 link. Una mera operazione di copia/incolla, tempo stimato 10 minuti.
Stamattina arrivo in ufficio e non vedo le stampe. *grrr*
Controllo nella cartella per vedere se tutti i file sono a posto e ne vedo solo 2 su 8. *super grr*

Bene carina, vuoi giocare? Non vedo l'ora.
Riprendo l'email del giorno prima e, mettendo in copia la boss, le chiedo di completare il lavoro assegnatole il giorno prima.

Alle 9 arriva canticchiando. Accende il pc. Dopo 3 minuti si irrigidisce. Credo di aver visto la sua pelle virare al verdastro. Va a farsi un the chiudendosi in cucina e confabulando con voglia di lavorare. Ah ah ah. Alla fine ce l'abbiamo fatta.

Ora. Devo mettermi a mettere in copia il boss per ogni minima stupidaggine? Evidentemente si, visto che altrimenti mi ritrovo davanti un muro di gomma.
Così sarà.

By the way, - 2 all'alba. Thank God.


venerdì, ottobre 15, 2010

Job environment

In questi giorni sono un po' demotivata. No, anzi... non so, non riesco a trovare la parola adatta.
Sarà che a me lavorare piace. Il mio lavoro mi dà soddisfazione.
Mi piace tenere il cervello in attività, confrontarmi con altre persone, avere degli obiettivi e portarli a termine nel migliore dei modi.

Forse è proprio per questo che mal sopporto la cricca delle lamentine.

Immagino che questa categoria sia presente più o meno in ogni ufficio: persone che sono lì da anni, col posto fisso del tipo 'chi mai le schioderà più da lì' e non perdono occasione di lamentarsi del lavoro.

Le motivazioni sono le più disparate: dagli stipendi troppo bassi, al fatto che pretendano gli straordinari, al trattamento ingiusto del lavoratore.
Per come la vedo io non credo sia vero: a parte rare occasioni riesco sempre a uscire più o meno puntuale e sto continuando a crescere professionalmente.

Ovvio poi che tutto è soggettivo, ma quello che mi domando io è: perché non se ne vanno?
Senza polemica o rancore, ma l'atteggiamento più logico mi sembra questo.
Se il lavoro non mi piace così tanto da farmi lamentare ogni singolo giorno per il mio bene cerco altro.
E qui la crisi non c'entra perché si sta parlando di persone fisse in azienda da almeno 4, se non addirittura 8 anni.
In tutto questo tempo volete farmi credere di non aver trovato nient'altro? Neanche un misero colloquio? Non ci credo neanche un po'.

E quel che è peggio è che questi soggettini cercano di trascinarti nel loro vortice di scontento e negatività. Pare ci provino una sorta di gusto malsano.

Se non ci riescono, allora scattano altri comportamenti, tipo il parlare alle spalle o cercare di escluderti dalla cricca.

Fintanto che i miei superiori mi apprezzano sapete che c'è? Fanculo alle beghine.
Però, che nervi.

Alla fine credo che tutto possa risolversi nella Regola di Katherine Whitehorn per la felicita': Scopri quel che piu' ti piace fare e trova qualcuno che ti paghi per farlo.

E ora scusate, torno a leggere "Crisi mortale" di Robin Cook :)

martedì, ottobre 05, 2010

Not so fashion

Che io non vada troppo d'accordo con le scarpe col tacco è un fatto assodato.

Detto questo, ecco la perla di fine giornata lavorativa.

Stamattina mi alzo e piove, ragion per cui mi dico: "Benissimo, posso andare in ufficio con gli stivali da pioggia (quelli di gomma, come quelli dei bambini! ^^ ) e poi sfoggiare le scarpe col tacco assassino che avrò messo 2 volte in 3 anni tanto sono comode. Tanto, per stare seduta e fare si e no pochi metri nel corridoio..."

La prima parte del piano va a buon fine. Stupendo. Mi sento una strafiga.

Ore 18, faccio per uscire, guardo fuori dalla finestra e splende il sole.

Noncurante, mi siedo e faccio per mettermi ugualmente gli stivali.
La mia capa taccodipendente mi vede

"Ale, ma cosa fai, fuori non piove!"
"Eh ma sai, gli stivali non stanno in questo sacchettino" (portato da casa, di dimensioni assolutamente tattiche da contenere solo le decolletés).
"Ma su, puoi prendere tranquillamente una delle nostre shopper, non succede assolutamente niente. E poi queste scarpe ti stanno così bene..." Si alza, va a prendermi una shopper e me la passa.

Potevo uscire con gli stivali? Of course not.

Ora, dopo 30 minuti di cammino su tacco 7, ho un mal di piedi feroce.

Domani ballerine :D

lunedì, ottobre 04, 2010

This is SO me

...credo di aver appena rovinato una festa a sorpresa, ovviamente non apposta.

Great.

Vi saprò dire.

domenica, ottobre 03, 2010

Eat, pray, love

Non so se a qualcuno di voi sia capitato di andare a vedere questo film con Julia Roberts.
E' stato molto criticato per il fatto di aver dipinto un'Italia assolutamente stereotipata. Per alcune scene non posso far altro che essere d'accordo: un marasma di uomini che rincorrono due donne nel disperato tentativo di toccar loro il sedere è quantomeno caricaturale.
C'è però
una scena che trovo molto calzante: quella dei gesti.
E' innegabile: noi italiani parliamo con le mani. L'ho notato soprattutto nel corso dei miei viaggi all'estero. Di fronte a stranieri provenienti da altri paesi sembriamo quasi dei giocolieri o dei pittori, pronti a disegnare chissà cosa con mani, dita e movimenti del corpo.

Qualche giorno fa ho trovato queste vignette che trovo molto veritiere, nonché assolutamente geniali :D
Siamo veramente così?







sabato, ottobre 02, 2010

Yes, weekend!

Finalmente un po' di relax.
La settimana della moda è finita e con lei anche il mio tour de force - leggi: weekend inesistente.

Nonostante lavorare la domenica sia indubbiamente una palla al piede la sfilata mi carica un sacco.
In quei 20 minuti si trovano riuniti nello stesso posto alcune delle più grandi personalità del mondo della moda: caporedattori di testate famosissime, fashion bloggers, vip di ogni genere, fotografi, modelle, giornalisti del calibro di Suzy Menkes.
E' un ingranaggio mastodontico ed è ancora più incredibile che quei 20 minuti che si ripetono 4 volte all'anno riescano a far lavorare così tante persone.

Molto spesso il mondo della moda è accusato di superficialità e frivolezza, ma per la mia esperienza, seppur breve, ho visto avvicendarsi persone molto intelligenti e volitive.
Credo che la superficialità faccia parte del gioco, ma nulla di più.
Non sono mai stata chiamata cara/amore/stella così tante volte da così tante persone diverse in un anno.
Ho perso il conto di quante volte i miei colleghi si facciano la lampada in pieno inverno prima di eventi importanti.
La cura della persona diventa una specie di valore innato, per niente forzato. Io per prima ho subito questa metamorfosi. Quando mi capita di andare in ufficio senza aver messo almeno il correttore e poi incappo in qualche specchio mi vedo subito con la faccia sbattuta. Solo un paio d'anni fa non gli avrei dato assolutamente peso.
E nessuno in ufficio ci obbliga, anzi l'abbinata jeans + all stars è quella che va per la maggiore.

Quindi, quando i miei amici mi chiedono:
"Allora, il mondo della moda è proprio come si vede in tv o nei film?"
io non so mai bene cosa rispondere.

I film hanno una punta di verità, ma in fondo si tratta di una realtà lavorativa come altre in cui il valore principale è ovviamente l'immagine, ma non è costituito da teste vuote. Anzi.

martedì, agosto 10, 2010

Piccoli strumenti di tortura

Di cosa sto parlando?
Delle scarpe col tacco.
Non fraintendetemi, io le adoro: regalano slancio, altezza, sfinano le gambe.
Il problema è che nella stragrande maggioranza dei casi fanno male ai piedi.
Non sto parlando di un dolorino sopportabile che compare dopo ore di cammino nella city, ma di una morsa dolorosissima che ti coglie dopo 10 minuti di strada, solitamente nel tragitto parcheggio - ristorante (pub, cinema o altro luogo) tale da farti arrivare nel luogo di ritrovo con una smorfia di dolore dipinta sul volto e farti solo pensare ai comodissimi calzini antiscivolo che ti stanno aspettando a casa.

Confesso di aver sempre guardato con invidia a quegli esseri femminili in grado di volteggiare su un tacco 12 con qualsiasi condizione atmosferica già dalle 8 del mattino.
Purtroppo sono ben lontana da tali evoluzioni anche con un misero tacco a rocchetto di 2 centimetri.

Sarò forse demodé, ma trovo che le scarpe, oltre che belle, debbano essere anche comode.
Se non altro, dal mio metro e ottanta non sento la necessità di indossare dei trampoli, ma ogni tanto mi piace.

Scarpa comoda e bella = mission impossible?

Ma, soprattutto, sono solo io?

sabato, luglio 10, 2010

Just a bag?

No, io non credo.
Mentre per un uomo la definizione è abbastanza semplice (un qualcosa di stoffa o pelle con 2 manici atta a contenere oggetti) per noi donne, credo, la questione sia un po' più complicata.

Io sono piena di borse.
Di tutti i tipi e colori, di marca o no.
Ognuna rappresentativa di una mia particolare fase della mia vita, tant'è che ce ne sono alcune che mi domando a distanza di anni come abbia fatto ad acquistare.

Insomma, per me non è mai stato solo un oggetto per contenere altri.
E' un simbolo di me,più ancora di vestiti o scarpe.
Riesco ad apprezzarne le rifiniture, l'odore, il suo meraviglioso adattarsi al mio corpo.
è ciò che dà tono anche all'abito più semplice.

E lì dentro c'è tutta la mia vita.

Quindi no, non è solo una borsa.



mercoledì, giugno 16, 2010

A come...?

Lo ammetto, in questi giorni la tentazione di scrivere è stata piuttosto forte.
Ci sono stati moltissimi momenti in cui ho annotato mentalmente episodi più o meno divertenti e poi mi sono detta: ok, ora vado a casa e li butto "su carta".
Ovviamente mi è mancato il tempo e ora chi se li ricorda più.

In tutto questo è un anno che sono sposata.
Già.

E, onestamente, non credevo di rivivere le stesse emozioni di quel giorno.
Se non altro, non con la stessa intensità.
E' stato un altro giorno magico, un anno dopo.

Non ho mai avuto nulla in contrario riguardo alle coppie che scelgono di non sposarsi. In fondo l'importante è stare insieme.
Ora però, posso affermare con cognizione di causa che, secondo me, vanno a perdere qualcosa.
Il matrimonio non è solo la firma di un documento, uno sterile contratto, ma la festa più bella in onore dell'Amore che unisce due persone.
Si crea effettivamente un legame indissolubile che si avverte, giorno dopo giorno.
Troppo idealista? Forse.
Poi non fraintendetemi, il matrimonio non è tutto rose e fiori. Non mancano le litigate, i momenti di noia, quegli episodi durante i quali vorresti solo chiuderti a chiave in una stanza e uscire dopo ore.
Ma è come se ci fosse una musica dolcissima che suona sempre, più o meno forte e che tiene legati.

Non lo so, forse è perché sono ancora fresca di festeggiamenti che parlo come un'adolescente senza alcun senso pratico e che vede la vita come una bellissima nuvoletta rosa.

Ora però, il mio cuore è pieno di felicità e amore.


Meme!!!

Grazie a Zion che mi ha passato il meme.
Mi hanno sempre divertito.

Iniziamo:

3 cose che devo fare oggi:
considerato che sono le 20.37 non mi resta molto...
-lavare i piatti
-lavarmi i denti e il viso
- sdraiarmi a letto a leggere un libro

3 cose essenziali di ogni giorno:
- dare un bacio a Diego prima di andare al lavoro
- ascoltare un po' di musica
- coccolare Mandy (la mia super gatta)

3 cose che odio:
- le persone negative. Tendono ad avere la sgradevole tendenza a trasmettere il loro stato d'animo con una velocità supersonica.
- gli aghi. Non vi dico il cinema quando sono andata a donare il sangue. Stavo per mettermi a piangere davanti ai medici. -.-
- il caldo afoso e appicicaticcio che solo Milano sa produrre.

3 cose che odio di me:
- la conformazione vichinga del mio fisico. Snella, ma coscia massiccia indipendentemente dalla taglia. Grr.
- I miei capelli quando piove.
-il mio carattere eccessivamente lunatico.

3 cose che amo di me:
-La mia autoironia e senso dell'umorismo.
- I miei capelli quando NON piove.
- l'intraprendenza. Paga (quasi) sempre.

3 cose che non riesco a comprendere:
- gli automobilisti sclerati nel weekend
- chi non sorride mai.
- chi abbandona gli animali. Questa non solo non la comprendo, ma mi fa profondamente arrabbiare.

3 cose che mi annoiano:
- la routine
- stirare
- chi si lamenta in continuazione

3 cose che dicono di me:
-ho il cuor contento
- sono molto/troppo diretta
- sono un tipo allegro

3 cose che mi spaventano:
- le malattie incurabili.
- aghi/iniezioni
- la solitudine

3 cose che dico spesso:
-cioè
-cazzo (mais oui, bonjour finesse ma princesse).
-ciao amici!

venerdì, maggio 14, 2010

Donare.

Finalmente ce l'ho fatta.
Dopo qualche anno di tentennamenti, letture e riletture di siti internet e testimonianze, stamattina ce l'ho fatta.

Sono andata a donare il sangue.

Il mio problema più grande è una paura sconsiderata e totalmente irrazionale degli aghi.
E, vi posso garantire, quello della donazione è VERAMENTE ENORME.

A parte il pizzico del foro di entrata, vedere la sacca che si riempiva del mio sangue che so che andrà a qualcuno che ne ha bisogno e che contribuirà a salvare una vita è una sensazione fortissima.

Effetti collaterali? Solo un po' di debolezza che sparisce bevendo tanta acqua e succhi, un buon pranzo e una dormita.

E' un piccolo gesto che aiuterà tante persone. E fidatevi, se sono sopravvissuta alla paura degli aghi, possono farlo tutti :P

Volete saperne di più? Cliccate qui

mercoledì, maggio 05, 2010

Unità

è incredibile quanto sia facile riavvicinarsi alla propria famiglia di origine quando l'abbiamo lasciata.
Non credo che mi abbiano mai fatto così tante feste come da quando mi sono sposata.
Ogni volta sono sempre così felici di vedermi, di parlarmi, di gioire dei miei successi.
Ed è buffo, perché in 27 anni di vita non ho mai percepito un attaccamento così forte come ora.
Stasera sono uscita fuori a cena con la mia mamma.
Abbiamo parlato, riso e bevuto sangria come due grandi amiche.
Il nostro rapporto non è mai stato canonico, ma è proprio questo che lo rende così speciale.
Sin da bambina mi ha trattato come una piccola adulta.
Della serie: 3 regole base, ma la vita è tua, vivila.
Mi ha insegnato la potenza della libertà di scegliere con la propria testa anche a costo di sbatterla forte e farsi male.
Spesso si è scusata per non essere la mamma da manuale. Non è mai venuta a una riunione genitori - insegnanti quando ero a scuola, sopportava la compagnia delle altre mamme a stento, ragion per cui avrà assistito ad una sola delle mie recite e non ho quasi mai trovato la merenda dopo la scuola perché si dimenticava regolarmente di comprarla.
Da bambina ci restavo male, ma adesso ho capito che il regalo più grande aveva solo bisogno di più tempo per arrivarmi.

Ogni singola discussione avuta con lei è stata, ed è tutt'ora, fonte di crescita, arricchimento e ricchezza.
Dalle più serie (poche) a quelle decisamente poco da mamma (la maggior parte).

Mi rendo conto di essere fortunata.
Credo che le persone in grado di educare in questo modo si possano contare sulle dita di una mano.
E i figli sono ancora meno.
Se riuscirò ad assomigliarle anche solo un pochino potrò dire di essere una persona migliore.
E di aver portato un po' di buono nel mondo.

domenica, maggio 02, 2010

La meravigliosa varietà della natura umana

Credo stia diventando un'abitudine. Quella di scrivere tra un mestiere e l'altro.
Oggi nella fattispecie tra la pulizia del bagno che ora è super lindo e lo stirare :/
Proprio non riesco a farmelo piacere, ma tant'è.

Durante questo weekend ho riflettuto sul quanto sia stata fortunata a livello di rapporti umani nei miei due anni alla WSI.
Colleghi così speciali non li ritroverò mai.
Il punto è che ci avevo fatto l'abitudine, l'avevo dato quasi per scontato.
Invece mi sto rendendo conto ora della meravigliosa varietà della natura umana che può trovarsi seduta nello stesso ufficio.
Quella che non fa un secondo di più e che alle 17.59 è già lì col badge pronto per uscire, la depressa a cui non si può dire niente se è di cattivo umore, Psyco, il permaloso, il giullare (meno male!!!!!) e via discorrendo.

Trovandomi immersa in questa carrellata di casi umani (chissà in quale categoria mi inserirebbero a proposito? )l'unica cosa che mi resta è fare bene il mio lavoro anche a costo di prendermi di quella "che sa tutto lei con manie di grandezza" e andare avanti.
A questo proposito è vero: io ci tengo a fare bene il mio lavoro e non sopporto le approssimazioni. Se me le trovo davanti divento rompipalle.
Fantastico, ho trovato in quale categoria inserirmi! :D

E prima di ributtarmi a capofitto nella faccende vi lascio con questa chicca dei Griffin che mi ha fatto ridere per 10 minuti di fila.
Buon weekend mes amis!


martedì, aprile 27, 2010

Araba Fenice

La mia ultima esperienza lavorativa è stata un disastro totale.
E invece adesso.

3 + 3 mesi di stage
Oggi, a circa 2 mesi dalla scadenza mi chiamano a colloquio con le Risorse Umane.
Contratto di 1 anno a tempo determinato (non i fuffa progetti o roba così) con uno stipendio di partenza di tutto rispetto e la possibilità di lavorare su progetti di mio interesse in autonomia.

La prossima settimana arriverà la lettera di impegno.

Stento quasi a crederci.

La ruota gira?
Giraaaaaaaaa :D


lunedì, aprile 05, 2010

The (im)perfect housewife

Due secondi, ma ci sono, davvero.
Cioè, più o meno.
Ho la cena in forno. Riscaldo gli avanzi di ieri a pranzo, nemmeno cucinati da me se devo essere onesta XD
Ad ogni modo, per rimettermi in riga nel mio ruolo ben poco calzante di casalinga perfetta, oggi ho deciso di fare dei biscotti.
Con un pizzico di cannella e gocce di cioccolato, ricetta recuperata dal manuale del mio super tecnologico robot da cucina regalatomi per Natale.
Il migliore amico di ogni housewife, no?
Vabbè, sorvoliamo.

A parte l'assoluta libidine nel vedere l'impasto che si crea davanti ai tuoi occhi mentre il tuo massimo sforzo sta nel preparare gli ingredienti e girare una manovella, non sono troppo convinta dell'esatta definizione di questo dolce.

Buono è buono.
La forma sarebbe anche quella dei biscotti.
Ma allora perché sono così morbidi? Non crudi, ma direi eccessivamente friabili.
Alto rischio effetto "uno tira l'altro non ce la si fa a smettere."

Giuro di aver seguito la ricetta alla lettera. Mah.

L'altra volta vi ho parlato della mia gatta pagliaccia e allora oggi ve la mostro nel suo posto preferito: il divano.
Meglio se accomodata nel cuscino centrale in modo da avere compagnia da entrambi i lati e in posizione da "Cosa aspettate a farmi i grattini? "

Ah, e ovviamente guai a fermarsi.

Vado a controllare la cena.
Bruciare cose già pronte sarebbe una terribile onta :P


domenica, marzo 21, 2010

La Ale c'è! :D

Tra i pavimenti da lavare e la cena sul fuoco sono qui.
Si, perché due mia amiche di penna mi hanno spinto a tornare. Ma anche perché, diciamocela tutta, la voglia di scrivere non mi è mai passata.
Mi manca il tempo.

Vediamo.

Nel super mondo glitterato di Diengì avrò circa 10 minuti frazionati nel corso della giornata per guardare le mie email. Solo guardare, neanche risponere.
Figuriamoci il blog.

Ma volete sapere del mio lavoro? No?
E vabbè, ve lo dico lo stesso :D

Lavoro nell'ufficio rassrgna stampa.
In soldoni significa fare orari simili a quelli dei panettieri per monitorare TUTTE le uscite che riguardano i miei datori di lavoro, da qui in avanti detti "le rock star".
Sotto sfilata poi non ne parliamo. Se non altro ho avuto modo di vedere dal vivo David Gandy in mutande di cachemere. E scusate se è poco XD
Questo spettacolo vale tutte le alzatacce che mi toccano.

Colleghi?
Avete presente gli stereotipi della gente che lavora nella moda?
Uguali.
Giuro.
Sanno essere estremamente comici tranne quando entrano nel loro periodo premestruale.
Un'acidosi che non vi dico. Isterisimi e gridolini da pazzi.
Estremamente folkloristici comunque.

E poi passiamo al privato.
La vita da signora, com'è?
Beh, a me piace. Mi godo l'indipendenza insieme all'uomo che amo.
Cosa potrei volere di più?
Una gatta. Pronti via. Da dicembre è arrivata Mandy, 4 chili di pelo e simpatia.
Seriamente, è una pagliaccia e io sono pazza di lei.

Ma ora vi devo salutare, ho la cena sul fuoco e sento un profumino così invitante.... :)))

Grazie a Zion e alla Cami che mi hanno spinto a scrivere ancora.

Tornerò. Forse :D

mercoledì, dicembre 02, 2009

Que sera, sera....

Avvolta in una coperta di patchwork con X-Factor di sottofondo.
Una serata da single condita da tanta tv spazzatura e le immancabili puntate di Sex and the City che riesco a guardare nella massima tranquillità.

In questa atmosfera penso che devo godermi questi ultimi 7 giorni di libertà.

Si perché fra 7 giorni esatti inizierò a lavorare nell'ufficio stampa di Dolce&Gabbana!!!

Ce l'ho fatta in barba a tutto e tutti.

Questo mese passato a casa stava iniziando ad andarmi veramente stretto.
Ho sofferto.
Mi continuavo a ripetere che avevo studiato, ero intelligente e che il periodo storico che stiamo attraversando aveva messo in ginocchio molte altre persone.
E se da una parte spedivo cv quasi senza pensare alle posizioni per cui mi stavo candidando, dall'altro lato non avevo voglia di "abbassarmi" a posizioni puramente operative.
Ho bisogno di far funzionare il cervello, di avvertire la frenesia positiva di una scadenza da rispettare portata a termine con successo, di sentire che sto facendo, che sono attiva.

E' come se mi fosse caduta una mela d'oro tra le mani.
Aver fatto colpo a quel colloquio mi ha dato una carica inimmaginabile.
Mi gasa quando vengo valutata per le mie competenze professionali.
Per una volta l'occhio della selezionatrice non è caduto sulla mia fede matrimoniale.
Stava iniziando a diventare un'abitudine piuttosto irritante.

Ad ogni modo, la prossima settimana si comincia.

Dato il mio carattere prevedo scenette tipiche di Andrea Sachs ne "Il diavolo veste Prada", tanta stanchezza e, spero, soddisfazione.

Forse mi sto facendo un po' troppe paranoie in merito a questo nuovo lavoro.
Chissà.

L'esperienza passata mi ha veramente scottato anche se so per certo che la motivazione reale è stata determinata da fattori economici (una persona che conosco indirettamente ha preso il mio posto e stanno facendo gli stessi giochetti con lei, quindi....)

Ah, chissà.

...What will be, will be.

giovedì, novembre 26, 2009

Forse ho capito.

Troverò lavoro quando la smetterò di fissarmi eccessivamente sulla ricerca.
Del tipo vegetare davanti al pc per circa 2 ore continuando a controllare gli eventuali messaggi di posta in arrivo o sui siti di ricerca sperando che ogni 10 minuti carichino l'offerta ideale.

Basta.

Un po' di colloqui li ho fatti, per alcuni sono in attesa, altri hanno un processo di selezione che scoraggerebbe chiunque (4 colloqui di cui l'ultimo sotto forma di mini training della durata di 3 giorni e poi forse vediamo).

Sempre sul discorso del non fissarsi, ho avuto la riprova qualche giorno fa.
Partiamo dal principio.

Ho scoperto che mia nonna è molto amica della mamma di Stefano Gabbana. Si lui, quello della moda.
Al che ha insistito moltissimo perché le facessi avere il curriculum.
Figuratevi con che spirito gliel'ho dato - si perché il signor Gabbana si preoccuperà di leggerlo e, soprattutto, di chiamarmi, come no.

L'altro ieri, squilla il telefono.
"Pronto, buongiorno sono Pinco Pallina di Dolce&Gabbana, abbiamo ricevuto il suo cv, vorremmo incontrarla per un colloquio".

E arrivò il colpo apoplettico.

Comunque, ho trascorso due giorni di sbattimento feroce figurandomi una scenetta tipo questa:




Con mia grande sorpresa la persona che mi ha fatto il colloquio era ben lontana dall'essere una iena e per giunta le sono piaciuta!

Come volevasi dimostrare al momento non stanno cercando per il ruolo che mi interessa, ma mi terranno in considerazione per posizioni a carattere più temporaneo.

Ragion per cui la devo smettere di fissarmi e soprattutto di pensarci troppo.

Andrò a lavare i pavimenti.

venerdì, novembre 20, 2009

Che colle!

Dio santerrimo, non ne posso più.

Non solo hanno interrotto il rapporto di lavoro con pretesti da circo per loro volere.
Non solo mi hanno ripetutamente accusato di avergli portato il temibile morbo dell'influenza A all'interno della struttura (ovvio no? Non la attacco a mio marito, ma l'avrei dovuta portare all'interno dell'asilo. E comunque, per onore di cronaca, non l'ho presa).
Non solo mi detestano perché gli ho sfilato una discreta cifretta di soldi da sotto il naso (e lì ci godo pure direi).

Ora mi stanno inseguendo da 1 settimana perché hanno bisogno della maglietta della divisa???
(100% acrilico costo stimato 3€)

MORTI DI FAMEEEEEEEEEEEEEE!

Ecco, ora mi sono sfogata :)

giovedì, novembre 12, 2009

Post inutile

Mi sto più o meno godendo la mia parentesi casalinga.
Dico più o meno perché stare a casa non fa per me.
Ho bisogno di contatto, vedere persone, affrontare le piccole grane quotidiane.
Spero davvero di trovare qualcosa presto.

Intanto ho dedicato parte della mattinata per farmi bella: ceretta time.
Era da molto che non la facevo (solitamente vado di crema) e oggi mi sono ricordata il motivo.

Che male fa la ceretta in zona bikini?
No, parliamone, è devastante! Per fortuna che si tratta di pochi istanti, ma che dolore T_T
Ora per 4 settimane non ne voglio più sapere...

E ora terminerò questo post inutile annunciandovi che vado a preparare i filetti di cernia coi pomodorini. :D

Buon appetito!