Quando si capisce di essere cresciuti?
In tutto questo cazzeggiare (eh si, il mio attuale lavoro è così stimolante -.- ) mi sto rendendo conto di alcune cose.
Insomma, quando avevo 16 anni, per me una giornata senza niente da fare sarebbe stata paradisiaca: avrei chiamato le mie amiche e saremmo state un sacco di tempo in camera a scambiarci confidenze su questo o quel ragazzo. Tre anni più tardi le stesse confidenze si sarebbero scambiate davanti a una bottiglia di vodka dagli aromi più esotici (dalla classica pesca all'introvabile mela verde) e, per chi fuma, magari anche una cannetta.
Adesso siamo praticamente tutti fidanzati, quindi le uscite tra single si sono paurosamente ridotte, sostituite da quelle a 4; 6; 8 e via discorrendo per numeri pari.
E poi c'è il lavoro.
E se non c'è è pacco.
Per esempio, me. Non sono certo una cosiddetta workaholic, che deve essere impegnata a tutti i costi tutti i giorni per minimo 8 ore al giorno più straordinari.
Però restare così più o meno con le mani in mano mi avvilisce.
E' come una specie di impulso interno che mi spinge a fare qualcosa, a costruire.
Mi sembra di perdere tempo a restare a casa, magari facendo la spesa o sbrigando le faccende (che per inciso cerco di evitare come la peste).
Ho la testa in fermento e mi sembra di sprecare energie e creatività a fare quello che sto facendo ora (traduzioni tecniche incomprensibili per 3 giorni alla settimana, ovviamente sottopagata).
Che debba studiare tutta la vita? :P
All'università tremavo per gli esami, erano una tortura cinese, perennemente preceduti da un paio di notti all'insegna del sonno perduto.
Però, senza stare a considerare il voto, studiare non mi dispiaceva...
Boh.
Tanto ho capito che più si fanno piani meno le cose vanno come avevamo programmato :D
L'importante è farsene una ragione, no?
Que sera, sera
What will be, will be.
- Doris Day -