lunedì, giugno 16, 2008

Di intimità e di libri che lasciano il segno

Era da tanto che non mi ritagliavo un momento per me davanti al computer.
Un momento intimo intendo.
Si, perché da quando ho iniziato a lavorare sul serio il mio rapporto col pc è: email, email, excel, stupidi software che si impallano una volta si e l'altra pure (ah no, ogni tanto non si aprono neanche -_- ) e ancora email.

Ovviamente quando torno a casa, la voglia di accendere un altro ordigno tende allo zero. In più mi bruciano gli occhi, ecco.

Invece stasera boh, ho messo un po' si musica, sono qui in camera con la luce soffusa, penso alle cose che devo fare domani con un certo relax (bene, riesco a non farmi prendere dall'ansia?? :P ) e tac... è tornato.
Il momento in cui senti che ti manca una pagina da riempire, anche se di frasi senza un senso preciso.
Si tratta solo di svuotare la mente e riversarne il contenuto su un foglio di carta, di lasciar scorrere i propri pensieri senza preoccuparsi che abbiano un senso logico.
Si tratta di creare?
Boh, forse.

Intanto colgo l'occasione per comunicarvi (tanto questo post non ha senso, è anche bello che il mio linguaggio passi dal colloquiale a virtuosismi più elaborati) che ho appena finito di leggere questo libro e me ne sono innamorata. Di cosa parla? Di scuola, come si evince dal titolo. Ma non in modo cattedratico, anzi. Daniel Pennac, in qualità di ex somaro diventato professore, tocca l'argomento scuola e alunni con una delicatezza e una raffinatezza che non possono fare altro che colpire positivamente. Nonostante il linguaggio dell'autore sia abbastanza colorito non sfocia mai nel volgare. "Diario di scuola" è un'ottima fotografia della realtà scolastica nel corso degli anni. 
E fa capire che i ragazzi si vestiranno in modo diverso, avranno più gadget tecnologici, ma, nel profondo, restano sempre delle rondini da salvare e da indirizzare verso la giusta direzione. 



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