Iniziano le prove in palcoscenico de "Il Ventaglio"!
Mi presento sul posto con mezz'ora di anticipo.
Emiliano, l'assistente del regista, mi saluta e mi porta al cospetto di Ronconi che mi liquida con un "Ah, buongiorno. Bene, lei si sieda da metà sala o più indietro".
Mi metto tranquilla al mio posto e nessuno, a parte 3 ragazzi dell'Accademia che dovranno fare le comparse, mi rivolge la parola per 7 ore.
A parte la mia sentita ammirazione per la resistenza degli attori che hanno provato per 6 ore filate, non vi annoierò col resoconto delle prove.
Ma non posso lasciarvi all'oscuro di una fantastica figuraccia che ho fatto, come volevasi dimostrare, subito il primo giorno.
A un certo punto, immersa nei miei pensieri, vedo gli assistenti sul palcoscenico, che fanno cenni nella mia direzione come a chiedermi di raggiungerli.
Mi alzo e corro da loro, ma al mio: "Mi avevate chiamato?"
mi sento rispondere: "No no, non c'è pericolo. Mi spiace".
Ora. Non era sufficiente un semplice no?
Ne ho sempre avuto il sentore. La categoria degli assistenti se la tira in un modo allucinante. Bah.
2 commenti:
macchè figuraccia...
con un personaggio di minore spessore in platea, anche le sciampiste si sentono dell'upper class....
ale, il mondo del teatro è affascinante e gerarchico allo stesso tempo: costumisti, truccatrici e "addetti a.." si sentono parte di un tutto che è la rappresentazione e sembra che non vogliano farne partecipi altri..
sono artisti anche loro...pazienta e ti daranno la rispettabilità che meriti.
Com'è vero quello che dici...
In effetti le persone che erano lì sembravano camminare avvolte da un'aura particolare, come se fossero "di più".
Oggi vediamo come andrà :)
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