Una ragazza dietro il bancone di un bar. Raccoglie ordini, serve caffè e porge a mani sconosciute brioche. Non guarda mai chi sta servendo. Guarda sempre oltre il cliente, oltre, al di là della vetrata che dà sulla strada, la vita che scorre là fuori. Gente che va, che viene, li osserva per quei pochi secondi che passano davanti allo schermo, che è la vetrata. Poi spariscono.
Un ragazzo si sveglia nel suo letto. Odore di aria consumata. E stanchezza. Apre gli occhi ed è cosciente di vivere. Resta qualche secondo disteso nel buio. Poi si alza. Va alla finestra, la apre e tira su la serrandina. La luce di un’automobile gli penetra negli occhi che istintivamente si socchiudono. Abbassa lo sguardo, riapre piano gli occhi, e guarda fuori. E’ ancora buio.Va in bagno, si veste ed esce di casa. Quel ragazzo tutte le mattine esce dalla sua casa in collina, sale per la strada asfaltata, qualche centinaio di metri, finché la strada finisce. Davanti a lui la cima della collina. Il ragazzo fa un respiro, e sale ancora per il sentiero, se così si può chiamarlo. Arrivato sulla cima, rimane fermo, immobile, come tutte le mattine. Un leggero chiarore ha cominciato ad irradiarsi. Non sposta lo sguardo neanche un secondo. Ed eccolo, finalmente, spuntare, piano, timido e incerto oltre il mare, oltre quel mare calmo, che da scuro diventa sempre più chiaro. Il sole. Sale piano, quasi impercettibilmente, e il ragazzo non smette mai di guardare. Fin quando non è venuto fuori tutto, fin quando vede la palla arancione nella sua interezza, ed ora fa quasi male fissarla. Poi scende, con calma. Arriva fin davanti la sua casa. Non entra, tira fuori della tasca le chiavi della macchina. Sale, e parte, in discesa, verso la città.
Ogni mattina, più o meno alla stessa ora, dopo un paio d’ore che ha cominciato a servire caffè e brioche, la ragazza vede un ragazzo che entra cauto dalla porta trasparente. Entra a testa bassa, poi alza il capo e lei gli sorride. Sorride anche lui. Poi si fa avanti, si appoggia al bancone con un gomito, e come ogni mattina chiede una tazza di latte e una ciambella. Beve in due sorsi tutto il latte, poi comincia a mangiare la ciambella, guardando il televisore.Lei non gli dice mai nulla, ma lo guarda, e i suoi occhi non guardano più oltre, non fissano più un punto ignoto al di là di quel bar, ma sono fissi su lui. Quando ha finito paga e ringrazia, e se ne va con passo svelto, ancora una volta abbassando la testa, tenendola così varcando la porta, fino a qualche metro più in là, quando sparisce dallo schermo, che è la vetrata del bar.
Ogni sera la ragazza torna a casa. Apre la porta, chiama il suo cane che arriva pigro, senza abbaiare. Posa la borsa su un tavolo, apre il frigorifero, riempie la ciotola del cane e la poggia a terra. Poi va in bagno, ci resta a lungo, e quando esce è più pura, senza trucchi, avvolta nel suo pigiama di cotone. Prepara la cena poi si siede sul divano, accende la televisione, e comincia a mangiare. Ma non guarda il telegiornale o qualche soap opera. Guarda altrove, al di là di quella parete bianca umida dove sono appesi, incorniciati come quadri, i suoi ricordi, in forma di fotografie, e respira.
Il ragazzo ogni sera torna a casa. Non cucina. Ha comprato qualcosa fuori. Un panino, della pasta già pronta, della carne già cotta. Si fa una doccia, sprofonda nella poltrona e mangia, ascoltando Chopin. Pensa alla sua giornata. La sua mente lo porta alla ragazza che ogni mattina gli serve la colazione. E’ una ragazza carina, ha più o meno la sua età. Chissà chi è, come si chiama, cosa fa oltre quel lavoro, se... poi stanco, si addormenta.
Una mattina accade una cosa. Il ragazzo entra nel bar a testa bassa, la barista gli sorride, lui si appoggia al bancone e ordina. Lei gli porge la ciambella e appoggia sul bancone la tazza di latte mentre lui, che era voltato verso la tv, si gira, e col gomito urta la tazza, che non si rovescia, ma viene schizzata via, corre lungo il bancone, verso il bordo.Cadrà?Potrebbe.
Allora la ragazza guarderà il ragazzo imbarazzato, uscirà da dietro il bancone con uno straccio, e comincerà a pulire.“Mi scusi!” dirà lui.“Non si preoccupi. Non fa niente” dirà lei, senza guardarlo, continuando a pulire.“Davvero scusami è che girandomi...”“Non c’è problema davvero!”E alza il collo, guarda lui, lo guarda negli occhi.E accade qualcosa. Non è un semplice scambio di sguardi. E’ una forza che tiene unite due persone. Una forza intensissima che stordisce, che annebbia, che incanta.Le labbra di lei compiono un moto quasi impercettibile ma che cambia la sua espressione, si allargano. Ora la ragazza sorride quasi. Il suo sguardo rimane in comunicazione con quello del ragazzo, ma si fa più dolce, più labile, e dentro quegli occhi c’è una domanda: “Amami”.Il ragazzo è imbambolato, e nei suoi occhi, c’è qualcosa. Non è precisamente una domanda, è qualcosa che esce fuori da dentro, dal profondo, un bisogno, un grido disperato: “Amami”.
Poi la ragazza si rialzerà buttando nel cestino i resti di quella tazzina, preparandone un’altra al suo giovane cliente e cominciando un dialogo con lui che non finirà mai più.
Invece la tazza si ferma proprio sul bordo del bancone, è in bilico, sta quasi per cadere, quando il ragazzo la afferra e la porta velocemente alla bocca. Beve, mangia la sua ciambella, paga ringrazia e se ne va varcando la porta a testa bassa.La ragazza lo guarda uscire dallo schermo, che è la vetrata del bar.
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